VARIANZA E DISFORIA DI GENERE

Crescita personale e sostegno psicologico a Brescia e Milano

Varianza di genere: consulenza e sostegno psicologico a Brescia e Milano

L’identità di genere è “il senso intimo, profondo e soggettivo di essere una ragazza, una donna, una femmina; un ragazzo, un uomo, un maschio; una combinazione tra maschile o femminile; o un genere alternativo” (Bethea & McCollum, 2013). Con varianza/non conformità di genere si intendono tutte le manifestazioni di identità/espressione/ruolo di genere non perfettamente sovrapponibili a quelle considerate normative in un determinato contesto storico-culturale. La letteratura scientifica ha dimostrato l’esistenza di un ampio spettro di identità ed espressioni di genere. Laffermazione della propria identità di genere, qualunque essa sia, costituisce un sano processo di auto-determinazione. Qualsiasi percorso psicologico volto a modificare l’identità della persona è  teoricamente e tecnicamente scorretto, ma soprattutto non etico, e indiscutibilmente condannabile.

Cosa significa fare un percorso sul genere?

Un percorso sul genere offre accompagnamento nelle domande relative al proprio genere. Uno dei benefici di una terapia sul genere è non dover fare tutto da sol* mentre si naviga in domande e temi a volte intricati, in un contesto a volte poco sensibile e aperto. Fornisce spazio di pensiero ed esperienza per parlare di una serie di questioni a volte complesse:

  • L’espressione e il ruolo di genere
  • La congruenza di genere
  • L’identità di genere

Si parla della propria storia, delle cose che fanno sentire bene, di quelle si vorrebbe fossero diverse. Non è un percorso direttivo: è un’occasione di fare un passo indietro e guardare a quelle cose che fanno della persona chi è.

Non è necessario assumere un’etichetta o trovare un genere diverso da quello assegnato alla nascita. Si tratta di trovare uno spazio per parlare con qualcuno che possa guidare e faccia sentire al sicur* nel farsi delle domande.

A cosa serve?

Lo scopo della terapia di genere non è diventare, assumere o riconoscere un diverso genere, ma aiutare a sentirsi più comod* in chiunque tu sia. In altre parole, il lavoro sul genere, con tutte le persone, si situa nell’ottica e ha come obiettivo quello di trovare una congruenza, ovvero un sentimento preriflessivo di armonia e autenticità con il proprio genere. Congruenza significa sentirsi a proprio agio con le caratteristiche di genere del corpo, dare un nome al proprio genere che corrisponda adeguatamente al senso interno di chi siamo, esprimere noi stessi e il nostro genere attraverso vestiti, manierismi, interessi e attività, ed essere visti consistentemente dagli altri per chi ci sentiamo di essere. Il bisogno fondamentale di trovare una congruenza è vero per tutti, e dura per tutta la vita. Per alcune persone è molto semplice, per altre è più complesso, e può richiedere un’esplorazione. A volte questa può essere resa ancora più difficoltosa dalla mancanza di risorse ermeneutiche accessibili e salienti nel contesto di riferimento, ovvero, di significati condivisi che consentano di riconoscersi al di là della cisnormatività, dell’eteronormatività e del binario di genere.

Per alcune persone, trovare una congruenza significa situarsi nella non conformità rispetto alle regole condivise; in questo caso, uno degli obiettivi del percorso è aiutarle a navigare in un mondo che rimanda questa non conformità, bilanciando le istanze di autenticità e di appartenenza. Il lavoro parte da quello che la persona porta, rispettando il suo diritto di autodeterminarsi.

 

Quanto dura?

Ogni persona è diversa, e la lunghezza del tempo che si decide di lavorare insieme dipende dal punto di partenza, che è differente per ognun*, e dagli obiettivi condivisi. Alcune persone vogliono fare solo una sessione per chiedere informazioni, altre vogliono iniziare un percorso medicalizzato e richiedono i documenti necessari, per altre ancora gli obiettivi sono esplorativi e si modificano in divenire.

Di cosa si parla?

Di moltissimi temi. Si può parlare di se, come, quando e con chi fare coming out, delle difficoltà di bilanciare una transizione sociale, di come gestire la propria identità in diversi contesti. Si può coinvolgere familiari e affetti. A volte, alle domande sul genere si associano sofferenze come ansia, depressione o paure. Ogni percorso è individuale.

In ogni caso, lavorando con le persone gender variant e gender non-conforming, è evidente che non c’è una singola esperienza trans*; le persone portano configurazioni uniche e assolutamente peculiari, a cui dobbiamo approcciarci con rispetto, curiosità etica e competenza. La narrativa di sofferenza e disforia non è e non può essere l’unica modalità di comprendere la varianza e la transizione di genere. E’ necessario a introdurre, accanto e non in alternativa al riconoscimento e all’accoglienza della sofferenza, una visione celebrativa, che consideri la possibilità di una euforia di genere e di una esperienza positiva, sana e gioiosa della varianza di genere.

L’euforia di genere è quella sensazione che deriva dallo sperimentare una congruenza, e dal riconoscersi ed essere riconosciuti in modo autentico; è scatenata da variabili assolutamente individuali, che cambiano da persona a persona e nella stessa persona nel corso del tempo

Il lavoro consiste nel supportare nell’affermazione di sé, dando gli strumenti per autodeterminarsi, nel rispetto di queste configurazioni uniche e nella consapevolezza che non è necessario provare o trovare una disforia, ma questo non rende l’esperienza meno valida. L’euforia è di frequente una bussola altrettanto potente per indirizzarci verso l’autenticità, perché permette alla persona di riconoscersi in quella congruenza che è lo scopo ultimo del lavoro.

Alcune persone gender-variant possono accedere alla consulenza psicologica in un certo momento della vita, per:

  • Difficoltà completamente slegate dalla propria identità di genere;
  • Chiarire i dubbi ed esplorare la propria identità, i modi di esprimerla, o le proprie modalità relazionali o affettive;
  • Sviluppare relazioni affettive positive e affrontare difficoltà relazionali e/o sessuali;
  • Affrontare modi, tempi e necessità o meno del processo di coming out;
  • Sviluppare risorse di resilienza fondamentali;
  • Affrontare una specifica sofferenza legata allo stigma, alla discriminazione e all’isolamento (Minority Stress). La discriminazione può assumere forme esplicite oppure sottili e implicite, ma non per questo meno gravi;
  • Diffondere e accogliere una cultura della valorizzazione delle differenze;

Nessuna di queste possibilità contempla la modifica dell’identità della persona o tentativi “correttivi”:  quando avviene questa richiesta, è importante accogliere la sofferenza della persona e cercare di capire insieme quali sono le cause. La propria identità di genere è una parte fondamentale che deve essere accolta e valorizzata per vivere una vita autentica, identitaria, e piena.

Supporto alla transizione di genere

E se provo disforia o voglio fare una transizione?

Laddove questo percorso di esplorazione porti a scegliere di apportare cambiamenti e accomodamenti che aiutino a percepire una congruenza, il/la professionista può accompagnare nel discuterne costi e benefici, fornire l’aiuto necessario a prendere decisioni consapevoli, informate e autentiche, e qualora venga scelto un percorso medicalizzato, fornire ciò che serve a livello burocratico. 

Una piccola parte di persone gender diverse può sviluppare una specifica sofferenza associata alla discordanza tra l’identità e il genere assegnato alla nascita, tale da costituire criterio per porre diagnosi di Disforia di Genere secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5). L’esistenza di una etichetta diagnostica non è indice di patologia mentale, ma è necessaria a garantire l’accesso all’assistenza sanitaria per il percorso di transizione di genere, un vero e proprio itinerario verso la salute e il benessere che si può giocare su diversi versanti (psicologico, sociale, ormonale e chirurgico) e deve essere personalizzato sulla base delle esigenze del singolo. La psicoterapia non è requisito necessario per l’accesso al percorso di transizione.

Tuttavia l* psicolog* può supportarti in:

  • esplorazione di ruolo/espressione/identità di genere ed eventuale diagnosi di Disforia di Genere;
  • analisi e gestione dei potenziali ostacoli a una transizione serena: ridurre i fattori di rischio e aumentare le risorse di resilienza;
  • nulla-osta alla terapia ormonale e lettere di invio per i protocolli chirurgici;
  • gestione degli effetti emotivi e comportamentali delle terapie ormonali;
  • promozione di una vita affettiva, relazionale e sessuale che tenga conto delle nuove modalità di fare esperienza;
  • sostegno nell’iter chirurgico e burocratico;
  • supporto al processo di transizione sociale e coming out nei vari campi dell’esistenza;
  • gestione dei sentimenti di disforia tramite lo sviluppo di strategie individualizzate;
  • coinvolgimento delle risorse familiari, affettive e relazionali della persona;
  • sviluppo di risorse di resilienza contro lo stigma e la transfobia (anche interiorizzata) e di una rete sociale forte e sana.

In letteratura sono noti gli esiti positivi della terapia psicologica affermativa per adulti e adolescenti transgender e gender non-conforming: l’80-87% degli utenti ottiene un miglioramento della qualità di vita e la riduzione di disforia e sintomatologia associata (Rachlin, 2002; Murad et al., 2010).

L* psicolog* inoltre può lavorare per aiutare i familiari a esprimere la propria emotività, comprendere i vissuti della persona, adattarsi ai cambiamenti che la transizione comporta e elaborare i sentimenti che alcuni genitori vivono rispetto al cambiamento di alcune parti significative de* figli* (come ad es, il nome), accogliendo le difficoltà che questo comporta ma agendo sempre in senso affermativo, positivo e indirizzato al futuro. Il sostegno familiare è fattore prognostico positivo per il buon esito della transizione e protettivo rispetto a rischi e problemi di salute mentale (Bockting et al., 2013; Liu & Mustanski, 2012; Moody & Smith, 2013). Se sei un familiare o un affetto di una persona in transizione di genere potresti sentirti confus* o spaventat*. E’ importante avere uno spazio per esprimere e riconoscere queste emozioni. E’ possibile affrontarle e lavorare per capire se e come essere risorsa positiva per la persona cui tieni, nel rispetto dei tuoi timori, delle tue difficoltà e dei tuoi tempi.

Di cosa mi occupo e cosa posso fare per te

Sono membro di World Professional Association for Transgender Health (WPATH) e opero secondo i WPATH Standards of Care (v.7). Nell’ambito di varianza e disforia di genere svolgo:

  • Sostegno nell’esplorazione, sperimentazione e presa di consapevolezza della propria identità e/o ruolo di genere;
  • Valutazione psico-diagnostica per intraprendere il percorso di transizione di genere;
  • Supporto e consulenza alle famiglie di persone transgender;
  • Consulenza psicologica, sessuologica e psicoterapia a utenti gender-variant, non-binary e genderqueer in merito a ogni campo della vita;
  • Gender coaching per i temi legati al percorso di transizione (ad es: acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo a seguito dei cambiamenti derivanti dalla transizione medico-chirurgica, cambiamenti della sessualità e/o relazionalità, coming out, discriminazione, percorso burocratico e chirurgico);
  • Consulenza informativa, psicologica o sessuologica a partner di persone transgender;
  • Formazione a professionisti sanitari e operatori sulle modalità corrette di entrare in relazione con una persona gender-variant per fornire supporto senza il rischio di micro-aggressioni involontarie e comportamenti scorretti e invalidanti.

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