Neurodivergenza

e identità LGBTQ+

Una prospettiva affermativa e intersezionale

La letteratura e la clinica indicano che la percentuale di persone neurodivergenti che si identifica a vario titolo come membro della comunità LGBTQ+ è significativamente superiore rispetto alla media della popolazione allistica (Sala et al., 2020; Pecora et al., 2020; George & Stokes, 2018). Questa compresenza identitaria è stata associata all’immagine del doppio arcobaleno (“double rainbow”); vivere sotto un doppio arcobaleno significa situarsi all’intersezione di un doppio spettro, ovvero la specifica compresenza tra un’identità neurodivergente e una identità di minoranza sessuale e/o di genere.

Per lungo tempo sia l’autismo sia la diversità sessuali e di genere sono state comprese entro un paradigma medico, ciseteronormativo e abilista. Questo ha posto le basi per prospettive che delegittimizzavano o cancellavano le esperienze della sessualità e del genere delle persone autistiche e LGBTQ+ e ne mettevano in dubbio le possibilità di autodeterminazione. Entro questa cornice, ogni identità di genere o sessualità che esce dall’attesa eterocisnormativa rischia di venire compresa, nell’ambito dell’autismo, come contingente o come epifenomeno dello stesso. È necessario invece riconoscere la possibilità che diverse identità siano legittimamente compresenti, e assicurarsi di essere capaci di accogliere e validare coloro che vivono nella loro intersezione, nella consapevolezza delle peculiarità delle loro esperienze e delle sfide specifiche che affrontano. Oggi studiamo la compresenza di genere, sessualità e neurodivergenza secondo modalità intersezionali che consentono di valutare l’intreccio di questi aspetti, non sommandoli o considerandoli singolarmente.

Vivere sotto il doppio arcobaleno comporta alcune sfide specifiche che richiedono una competenza apposita da parte del* professionista (Hillier et al., 2019; Hall et al, 2020; Pecora et al., 2020):

– Più alto rischio di bullismo, isolamento, discriminazione, e di conseguenza di difficoltà di salute mentale;
– Costante masking in un mondo non disegnato per le persone autistiche ma nemmeno per le persone LGBTQ+;
– La difficoltà di comprendersi e di sviluppare un’identità positiva in un contesto dove le narrative in merito a neurodivergenza e diversità di genere e sessualità sono assenti o negative/invalidanti;
– La fatica di un doppio coming out e le possibili criticità di essere out contemporaneamente su tutte le identità;
L’educazione sessuale e l’educazione affettiva non adatte alle persone autistiche e nemmeno alle persone LGBT, e non considerante l’intersezione identitaria.

A questo si unisce la presenza di barriere di accesso a cura sanitaria e supporto sociale, a causa di (McAuliffe, Walsh & Cage, 2022; Hall et al, 2020):

mancanza di consapevolezza sull’autismo nei servizi dedicati alle persone LGBTQ e viceversa, che comporta la mancata intercettazione dei bisogni,
rischio di non essere credut* e necessità percepita di provare la legittimità della propria identità, che insieme alla paura di patologizzazione causa l’evitamento dei servizi sanitari;
Mancanza di spazi intersezionali.

La possibilità di offrire un supporto psicologico alle persone autistiche e LGBTQ+ passa dalla conoscenza di questi aspetti e dal possedere strumenti clinici che consentano di affrontarli, secondo modalità rispettose dei modi neurodivergenti di essere nel mondo e adatte a coloro che li vivono.

Autismo e diversità di genere

“Autonomia e dignità sono principi etici chiave nei codici etici in psichiatria e psicologia. Eppure, quando lavorano con individui autistici che sono transgender/gender non conforming, clinici non autistici e cisgender possono inavvertitamente privare l’utente di dignità e autonomia non credendo o stigmatizzando le loro identità. La mancanza di consapevolezza e il discomfort in merito ad autismo e disforia di genere può portare i clinici ad assunti ed interventi che danneggiano sia la relazione con il cliente sia la sua salute mentale (…) i clinici devono assumere una visione intersezionale delle identità di genere dei loro utenti autistici per ridurre lo stigma e riconoscere i bisogni dell’intera persona. Facilitare l’accesso alla cura affermativa di genere è una parte importante (…) così come la necessità di credere e supportare i clienti autistici quando condividono le loro identità di genere con i clinici”

Glaves & Kolman, 2023

Le richieste delle persone autistiche a professionist* che si occupano di genere sono tendenzialmente di tre tipi:

1. Esplorazione di genere o chiarificazione in merito al proprio genere;
2. Richiesta della documentazione per l’accesso a percorsi di affermazione medicalizzati;
3. Supporto psicologico o psicoterapeutico a persone già in percorso affermativo di genere.

L’accompagnamento nei percorsi affermativi di genere per le persone autistiche deve essere svolto secondo i principi di autonomia, dignità, autodeterminazione e intersezionalità. I percorsi prevedono modalità rispettose della neurodivergenza e utili alla persona per comprendere il proprio genere secondo i modi personali di incontrare il mondo. Oggi disponiamo di linee guida internazionali e scientifiche che ci aiutano a muoverci secondo un’ottica affermativa; una diagnosi di autismo o la presenza di tratti autistici non può essere di per sé un fattore di controindicazione rispetto a un percorso affermativo di genere (Coleman et al., 2022; Strang et al., 2018).

Collaborazioni e percorsi

A seconda della richiesta della persona e degli obiettivi concordati, è possibile strutturare un percorso monodisciplinare oppure multidisciplinare che consenta di lavorare contemporaneamente sul percorso di esplorazione/affermazione, sul percorso diagnostico per le neurodivergenze e sul sostegno e sullo sviluppo delle risorse necessarie ad affrontare il percorso con successo, come indicato dalle linee guida più recenti (Coleman et al., 2022; Strang et al., 2018).

Nei casi in cui è richiesto un supporto multidisciplinare, è attivo il servizio Double Rainbow  presso Gruppo Empathie, di cui sono referente. Il servizio è attivo presso la sede di Vigonza (PD) e offre una presa in carico specializzata di persone a partire dai 16 anni di età appartenenti al mondo della neurodivergenza (Asperger/Autismo livello 1, ADHD, DSA, APC) e al mondo LGBTQIA+, con una equipe multidisciplinare di professionist* espert* in entrambe queste aree e nella loro specifica intersezione.

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