GRUPPI AUTO MUTUO AIUTO LGBTQ+

a Brescia e Milano

Gruppi auto-mutuo-aiuto per persone LGBTQ+ e per i loro parenti e affetti a Brescia e Milano

I gruppi di auto-mutuo-aiuto (AMA) consistono in gruppi informali di persone che forniscono a vicenda sostegno sociale, emotivo e pratico sulla base di alcune caratteristiche fondamentali comuni. Ogni partecipante ricopre il ruolo di esperto della problematica perché ne fa esperienza in prima persona, ed è quindi in grado di aiutare e al contempo di essere aiutato da coloro che la condividono. Alcuni partecipano per ottenere informazioni, altri per conoscere persone che stanno affrontando la stessa situazione, altri ancora, avendola superata, vogliono fornire supporto a chi sta passando le stesse difficoltà. Per questo motivo non si tratta di gruppi terapeutici; il facilitatore ha solo il compito di garantire che vengano rispettati i diritti fondamentali del rispetto e della parità e di moderare la discussione.

Partecipare a un gruppo AMA ti consente di:

  • Rompere il silenzio e l’isolamento
  • Ottenere e fornire consigli e punti di vista alternativi
  • Condividere esperienze, successi e insuccessi
  • Diventare consapevole delle tue risorse e trovarne di nuove
  • Dare senso e significato alle esperienze
  • Responsabilizzarti in merito alle tue possibilità di azione

I gruppi AMA possono essere svolti per qualsiasi tipo di utenti, da quelli con una patologia cronica a coloro che attraversano un momento di vita difficile o che hanno una particolarità che condividono con altri (ad es, essere genitori, essere infermieri, essere adolescenti, ecc…).

Chi può partecipare ai miei gruppi AMA LGBTQ+

Le persone LGBTQI+, di per sé, non hanno alcun problema psicologico! La letteratura scientifica evidenzia come la maggior presenza di problemi di benessere mentale sia perlopiù dovuta alle caratteristiche del contesto storico-culturale, più che a variabili personali o legate alla propria identità (Bourne et al, 2016; Hickson et al, 2016; Lee et al, 2017; Reisner et al, 2016). Laddove le norme pre-riflessive eteronormative e cisnormative dettano le modalità e i confini dei modi di fare esperienza, tutto ciò che esprime una varianza può essere vissuto o giudicato dal contesto di riferimento come bizzarro, sbagliato, o addirittura patologico. Lo stigma e la vergogna ancora oggi associate alle modalità di vivere l’affettività e l’identità di genere impediscono ad alcuni di aprirsi con i propri pari, e questo causa isolamento e solitudine che hanno effetti negativi sul benessere: coloro che non riescono ad essere aperti sulla propria identità affettiva o di genere possono essere a rischio di isolamento, depressione, autolesionismo, pensieri suicidari (McDermott, Hughes & RowLings, 2016; Lapinski & Sexton, 2014). Inoltre, come ogni altro aspetto identitario (dalla fede religiosa alla cultura di appartenenza all’essere genitori, figli, mariti/mogli, ecc…) anche l’affettività e il genere comportano esperienze peculiari e uniche, comprensibili da coloro che le condividono. Avere a disposizione uno spazio che consenta di poter condividere le gioie e le difficoltà direttamente o indirettamente connesse alle proprie modalità di provare affetto o di sentirsi appartenenti a uno, nessuno o più generi, permette di agire preventivamente sul rischio di sviluppare disuguaglianze di salute e di benessere, e di creare una rete tra pari che riduca l’isolamento e garantisca sostegno, supporto e condivisione.

Questo è vero anche per le persone in transizione di genere, che fanno esperienze assolutamente uniche di Sé, del proprio corpo, dell’Altro. La sofferenza deriva sia dalla non congruenza tra identità e genere assegnato, sia dal mancato riconoscimento di tale identità da parte del contesto di riferimento. Inoltre, fare esperienza tramite un corpo in cambiamento è di per sé una peculiarità che può essere meglio compresa da chi la condivide, piuttosto che da un agente esterno. Potersi confrontare in merito a progressi, cambiamenti, consigli su come affrontare possibili problematiche affettive e pratiche, consente di creare le basi per affrontare al meglio un momento di vita orientato alla salute e al benessere.

I gruppi AMA che facilito hanno lo scopo esplicito di:

  • Creare una rete sociale tra i partecipanti che agisca a scopo preventivo e proattivo;
  • Creare salute e benessere tramite la condivisione di consigli, suggerimenti e esperienze finalizzate all’aiuto dell’altro e non alla sterile lamentela rispetto a una difficoltà;
  • Supportare coloro che attraversano un momento di vita complesso  coltivando le risorse personali e gli aspetti positivi di sé, tra cui la capacità di essere a propria volta risorsa per gli altri.

Proprio come le persone LGBTQI+, anche i loro affetti vivono esperienze peculiari, legate sia ad aspetti personali che ad aspetti contestuali, che possono creare un momento di difficoltà o di sofferenza. Sei un genitore di una persona gay, lesbica, o bisessuale? Potresti essere poco informato/a, spaventato/a, o soffrire per il mancato riconoscimento da parte del contesto della legittimità delle identità di tuo figli*. Sei un parente o un partner di una persona in transizione di genere? Allora saprai molto bene che, quando una persona transiziona, è l’intero contesto relazionale e affettivo che transiziona con lei: non si tratta mai di una esperienza che si svolge nel privato della propria esistenza, senza toccare tutti coloro che a vario titolo le vogliono bene. I genitori devono cambiare nome e pronomi con cui rivolgersi, l’eventuale partner deve provare a riposizionarsi rispetto al cambiamento, i colleghi di lavoro e gli amici devono continuare a fornire il contesto supportivo e inclusivo di cui tutti noi abbiamo bisogno nella vita di tutti i giorni… e così via. Ecco perché risulta fondamentale la condivisione delle esperienze, delle paure, dei consigli e delle gioie di stare accanto a una persona appartenente allo spettro delle identità LGBTQI+.

Lo scopo esplicito di questi gruppi è quello di:

  • Creare una maggiore informazione rispetto alle tematiche del genere e dell’affettività per contrastare pensieri erronei che possono causare incomprensione, sofferenza, o preoccupazione;
  • Mettere in contatto persone che possono condividere le loro esperienze per aiutare e supportare chi fa più fatica a comprendere la situazione;
  • Creare una rete sociale che supporti i propri membri senza l’aiuto del professionista;
  • Esplicitare i vissuti di difficoltà e sofferenza per affrontarli con il sostegno dei propri pari;
  • Condividere skills sociali e pratiche per affrontare le tematiche dell’orientamento affettivo e della transizione di genere dei propri cari;
  • Per gli affetti di persone in transizione, condividere informazioni pratiche sugli step del percorso e le piccole grandi conquiste che ne derivano.

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