PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

Consulenza su misura

Sostegno e supporto psicologico a Brescia

La consulenza psicologica è uno spazio personale all’interno del quale affrontare, insieme a un professionista esperto, una specifica problematica esistenziale o emotiva che caratterizza un dato momento di vita. In una modalità accogliente e non giudicante coopero con te per un limitato numero di incontri, finalizzati alla risoluzione della problematica o all’indicazione, laddove sia necessario, di una psicoterapia.  Stai affrontando un momento di cambiamento, positivo o negativo? Stai soffrendo per una circostanza specifica o desideri semplicemente migliorare un aspetto di te stesso o della tua vita? Individuando cause, ostacoli e risorse, è possibile delineare strategie personalizzate di gestione della situazione. Il momento di crisi può diventare un’opportunità di crescita e realizzazione personale. Ogni stallo, ogni rallentamento, ogni curva nel nostro percorso di vita diventa un turning point fondamentale per la realizzazione di sé secondo autenticità e identitarietà. Un professionista esperto possiede teorie e tecniche per inquadrare la situazione al di là del senso comune, e fornisce gli strumenti perché tu stess* possa delineare le traiettorie per il tuo sviluppo personale, in un rapporto cooperativo finalizzato all’indipendenza.

Empowerment, wellness psicologico e psicologia positiva

 “Positive psychology is the scientific study of what makes life most worth living” (Peterson, 2008).

La psicologia positiva è lo studio scientifico delle abilità e delle capacità che permettono di vivere una vita piena, soddisfacente e felice, nonostante le piccole e grandi sfide che la vita ci pone di fronte ogni giorno. Perché alcune persone vedono sempre il “bicchiere mezzo pieno” e altre no? Perché alcuni si focalizzano su ciò che hanno, e altre su ciò che hanno perso? In quale di queste categorie ti identifichi? Esistono strategie e tecniche che consentono di affrontare le situazioni in modo produttivo e vincente e possono essere applicate per migliorare il benessere mentale e emotivo, nella ferma convinzione che gli ostacoli della vita siano sfide da vincere piuttosto che battaglie perse in partenza. Questo modo di affrontare il lavoro con i miei clienti scardina uno dei principali pregiudizi sullo psicologo: la psicologia positiva si colloca nelle strategie di prevenzione, e può essere utilizzata al meglio con persone sane, vive, che hanno voglia ed energia per migliorarsi senza necessariamente portare in consulenza una sofferenza psicopatologica.

Colloqui di psicoterapia a Brescia

La psicoterapia ha l’obiettivo di trasformare i modi di fare esperienza, per pro-gettarsi nel futuro secondo modalità identitarie, autentiche, funzionali al proprio benessere. In un momento di crisi sviluppiamo modalità peculiari di soffrire, comprensibili solo attraverso l’utilizzo di specifiche tecniche e strategie volte a trovare i motivi di quella specifica sofferenza per quella specifica persona. Categorizzarla attraverso un’etichetta diagnostica non dice nulla di questi motivi, e non è abbastanza per risolverla. Scommetto che, se hai paura di entrare in un ascensore, non hai mai risolto il problema sapendo che hai quella che tecnicamente si definisce “fobia”, ricevendo una dettagliata spiegazione di come funziona un ascensore, o rassicurazioni sulla sua totale sicurezza!

Hai paura che il percorso psicologico sia una serie di precetti calati dall’alto, da parte di un professionista che ritiene di conoscerti sulla base di qualche manuale teorico e impersonale? Pensi che lo psicoterapeuta vada a scavare in momenti improbabili del tuo passato, trovando le cause del tuo comportamento in eventi che non ricordi nemmeno essere accaduti? Il mio approccio può fare al caso tuo: coopero con te per comprendere le tue modalità di emozionarti, alla luce della tua specifica storia di vita e dei tuoi orizzonti d’attesa (ovvero, dei tuoi pro-getti futuri). Il lavoro è orientato a stare bene fin da oggi, in vista un domani realistico, conforme alle tue aspirazioni e ai tuoi desideri. Per farlo utilizzo lo strumento del colloquio clinico applicato secondo una strategia peculiare, detta ermeneutica, che rispetta i significati che emergono dalla narrazione della tua vita: per questo ti appartengono, e non sono basati su una mia fantasiosa o impersonale interpretazione. Attraverso strategie e tecniche specifiche, scientificamente valide ma personalizzate sulle tue caratteristiche personali, saremo in grado di definire in modo condiviso obiettivi realistici e strategie alla tua portata, nonché di valutare i risultati ottenuti.

Problematiche di cui mi occupo

Alcuni delle problematiche e delle modalità di soffrire che affronto con i miei pazienti sono:

  • Disturbi d’ansia (attacchi di panico, fobie, ansia generalizzata, ecc…)
  • Disturbi dell’umore (depressione, disturbo bipolare, ecc..)
  • Disturbi ossessivo-compulsivi
  • Disturbi dell’alimentazione e del discontrollo nell’assunzione di cibo (anoressia, bulimia, ecc..)
  • Problematiche relazionali e affettive (rotture affettive, difficoltà di rapportarsi sul luogo di lavoro, difficoltà nella sfera sessuale, sofferenze connesse all’orientamento affettivo e/o sessuale, ecc..)
  • Problematiche esistenziali e identitarie e tematiche legate a momenti specifici del ciclo di vita

Le modalità del percorso psicoterapeutico

A seconda dell’approccio teorico-clinico e del singolo terapeuta è possibile affrontare il percorso psicoterapeutico secondo molteplici modalità. Ecco cosa può aspettarsi una persona che mi contatta per una psicoterapia.

Lo scopo è accogliere e identificare la problematica, individuando i motivi della sofferenza nella storia di vita della persona. Questo è possibile mediante una strategia ermeneutica che porta alla luce eventuali modalità mancate o disidentitarie di configurazione dell’esperienza nella trama narrativa. Come? Utilizzo una tecnica chiamata “ciclo-testo-contesto”: ripercorrendo con la persona la storia di vita guidato dal topic sintomo/sofferenza/domanda, individuo le modalità di mantenimento del senso di stabilità personale e i momenti in cui origina la frattura identitaria che causa la patologia, lasciando che emergano i significati esistenziali che la rendono comprensibile, e quindi, risolvibile. La differenza rispetto ad altre modalità di lavoro terapeutico consiste nel fatto che non applico una teoria preconfezionata alla vita del paziente, cercando di piegarne gli avvenimenti e i sintomi per poter produrre un’etichetta diagnostica; il senso della sofferenza è dato dai fatti e dalle esperienze vissute, e viene quindi confermato/disconfermato dalla vita stessa della persona! Il primo colloquio esita in un’operazione chiamata rifigurazione, che ha lo scopo di produrre una rinnovata comprensione di sé e una iniziale appropriazione di senso, cui segue necessariamente un principio di trasformazione di sé alla luce di nuove possibilità di azione. Ovvero, alla fine del primo colloquio la persona deve poter esperire la possibilità di essere altrimenti, attraverso l’apertura di orizzonti d’attesa maggiormente identitari. Il colloquio si conclude con la proposta, nei casi in cui sia appropriata, di una psicoterapia, che viene concordata nei modi, tempi, obiettivi e risultati attesi.

La psicoterapia avviene tramite l’utilizzo di numerose tecniche e strumenti; uno di essi è sicuramente il diario, che viene prescritto tramite una consegna personalizzata, al fine di indagare l’esperienza quotidiana della persona su cui lavorare durante le sedute. I topic della terapia sono i topic della persona, e sono quindi personali e unici. Ogni seduta si apre, quindi, con la lettura degli accadimenti settimanali, che insieme contestualizziamo in senso storico (cioè in relazione alla peculiare relazione tra spazio di esperienza e orizzonte d’attesa che rende intellegibile il racconto). In questo modo emergono le modalità di emozionarsi e mantenere il senso di stabilità personale, e sono possibili le operazioni di rifigurazione che introducendo un nuovo significato consentono di significare diversamente l’esperienza, rendono il racconto identitario, consentono la progettazione di sé secondo modalità coerenti e autentiche e il perseguimento di quegli orizzonti d’attesa aperti alla fine del primo colloquio – e di tutti quelli che si aprono nelle successive sedute. Le fratture identitarie che originano la sintomatologia vengono ricomposte.

Andrea mi contatta a seguito di crisi d’ansia insorte circa 5 settimane prima, e sfociate in 2 attacchi di panico che lo hanno spaventato molto. Il medico di base gli ha consigliato di rivolgersi a uno psicoterapeuta dopo che le indagini svolte hanno escluso cause organiche alla base della sintomatologia (tachicardia, sudorazione aumentata, palpitazioni, dispnea, sensazione di morire). Nel corso del primo colloquio indago Chi è Andrea, attraverso l’analisi del Macrocontesto Esistenziale (necessario per declinare il testo del racconto nella specificità della persona di Andrea, unica e irripetibile) ed esploro gli episodi degli attacchi di panico, andando a ritroso fino all’esordio sintomatologico. Andrea non sa spiegare le cause del suo stare male (naturalmente!) ma lo attribuisce a un “Periodi di particolare stress sul lavoro”. Quando indago altri periodi di uguale stress, che non hanno portato a nessuna crisi d’ansia, Andrea non sa dare una spiegazione della differenza; il motivo trovato da Andrea per spiegare il suo stare male non regge la prova della storia di vita, ed è quindi inadeguato a significare la sintomatologia! Attraverso la tecnica del ciclo-testo-contesto emerge una importante, radicale diminuzione delle possibilità di azione di Andrea, che non viene da lui colta: poche settimane prima la collega con cui condivide l’ufficio prende un indefinito periodo di aspettativa per una grave malattia, rendendolo di fatto indispensabile per l’azienda in cui lavora. Questo comporta, per Andrea, un crollo della progettualità: non potrà essere promosso a un impiego migliore fino a quando la collega non rientrerà sul lavoro. Infatti proseguendo nel colloquio emergono dalla storia di vita di Andrea modalità di mantenimento di sé alla luce di un ruolo (lavorativo) importante; la situazione attuale quindi concorre a delineare un quadro di riduzione drastica delle possibilità di azione e di crollo di un orizzonte di attesa fondamentale al mantenimento della stabilità personale. La rifigurazione della sintomatologia ansiosa in questa direzione, anziché come causata da “stress lavorativo”, permette un primo riposizionamento: Andrea non coglie l’esperienza di costrizione esistenziale fino a quando non viene guidato dalle mie domande, ma non appena propongo la rifigurazione, la ri-conosce immediatamente – confermandola. Spiego ad Andrea la correlazione tra la riduzione delle possibilità esistenziali e l’ipersensibilità corporea che porta all’esperienza di costrizione (sia fisica che esistenziale!) da cui nasce la sintomatologia. Andrea decide di cominciare una psicoterapia. Gli obiettivi della psicoterapia sono: la riduzione della sintomatologia (tramite l’utilizzo del diario), l’apertura di ulteriori fonti di co-percezione al di là del ruolo lavorativo (ad es, il ruolo di padre, da sempre desiderato) e l’apertura di orizzonti di attesa identitari (sposare la compagna Elena e costruire una famiglia). I topic importanti sono stati quello del “dovere” e quello della “mascolinità”, per lui fortemente associati al ruolo lavorativo (che Andrea comunque mantiene come obiettivo identitario!). Dopo un mese e mezzo di colloqui settimanali la sintomatologia è drasticamente ridotta; dopo cinque mesi i colloqui diventano quindicinali; a dieci mesi sono conclusi.

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