ANORESSIA NERVOSA: FENOMENOLOGIA E DIAGNOSI ESPLICATIVA

L’incidenza stimata dell’anoressia nervosa è di almeno 8-9 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra le donne, e fra 0,02 e 1,4 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra gli uomini. La fascia d’età in cui essa esordisce è più frequentemente compresa tra i 15 e i 19 anni e, secondo stime recenti, fino al 20% dei casi si caratterizza per una persistenza lifetime (Ministero della Salute, 2019).

Anoressia Nervosa

L’anoressia Nervosa compare nel DSM-5 all’interno della sezione “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”, che raccoglie tutti quei disturbi caratterizzati da comportamenti inerenti l’alimentazione che, risultando in un alterato consumo o assorbimento di cibo, compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.

La diagnosi nosografico-descrittiva del disturbo secondo il DSM-5 prevede la presenza di specifici criteri, così declinati:

  1. Restrizione dell’introito energetico rispetto al fabbisogno tale da condurre a un peso corporeo significativamente basso in rapporto all’età, al sesso, alla traiettoria evolutiva e alla salute fisica. Si definisce significativamente basso un peso che sia inferiore a quello minimo normale o, nel caso dei bambini e degli adolescenti, inferiore al peso minimo atteso per l’età e il sesso.
  2. Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, o persistere in comportamenti che interferiscono con l’aumento di peso anche quando questo è significativamente basso
  3. Alterazione del modo in cui vengono vissuti il peso o le forme del corpo, influenza indebita del peso o delle forme del corpo sulla valutazione di sé, o persistente mancanza di riconoscimento della gravità del sottopeso corporeo attuale.

La diagnosi può essere ulteriormente affinata secondo gli specificatori di tipo (restrittivo o purgativo), di remissione (parziale o totale) e di gravità attuale, che si si assegna, per gli adulti, sulla base dell’indice di massa corporea (BMI) attuale o, per i bambini e gli adolescenti, sulla base del percentile di BMI.

Come più volte specificato in altre sedi, la diagnosi nonografico-descrittiva riveste utilità comunicativa (fondamentale per la presa in carico multidisciplinare e la comunicazione tra professionisti), e interventistica in tutti quei disturbi, come l’anoressia nervosa, in cui esistono protocolli medici specifici. Tuttavia, essa riveste scarsa utilità clinica laddove, nella stanza di consultazione, la persona porta al terapeuta un’esperienza individuale, unica e irripetibile, che è frutto di una storia di vita (Spazio di Esperienza) e di una progettualità futura (Orizzonte di Attesa). Accanto alla diagnosi nosografico-descrittiva risulta quindi indispensabile che il terapeuta abbia chiara la diagnosi esplicativa del disturbo, ovvero, la diagnosi che consenta di comprendere i motivi del disagio, più che il nome con il quale chiamarlo, per poter impostare un percorso volto a risolverlo.

A livello esplicativo, una delle modalità più note di spiegare le cause dell’Anoressia Nervosa fa risalire il problema a una alterazione della propria immagine corporea; l’anoressia sarebbe l’incapacità di percepire la propria magrezza, di valutare correttamente le proprie proporzioni corporee e il proprio grado di attraenza. Tuttavia, questo comporta alcune problematiche, tra tutte l’impossibilità di misurare in modo “oggettivo” (Sic!) il costrutto stesso di “immagine corporea” e la difficoltà di rendere conto dei risultati contrastanti che emergono dalla letteratura rispetto alle capacità di stima corporea delle persone anoressiche. Infatti, secondo alcune ricerche, sono poche le persone anoressiche incapaci di stimare correttamente le proprie dimensioni corporee o la propria attrattività (Probst et al, 1998; Gutierrez & Carrera, 2016; Jansen et al, 2006).

Da un punto di vista cognitivo-neuropsicologico, la sofferenza viene inserita entro quelle modalità peculiari di tipo corporeo-esperienziale che caratterizzano il mantenimento del senso di stabilità personale individuale, che sono presenti prima dell’insorgenza del disturbo e che permangono dopo la sua risoluzione (Liccione, 2019). A livello fenomenologico, l’anoressia nervosa è un’esperienza caratterizzata dall’essere affamati tutto il giorno (starving), che rappresenta la ricerca di un modo di sentir-si (Liccione, 2019). In questo senso è tipica di coloro che mantengono il senso di stabilità personale perlopiù secondo outwardness, ovvero secondo co-percezione a partire da una Alterità significativa (Arciero & Bondolfi, 2012), primo riferimento attraverso cui sentir-si. Ecco perché compare più frequentemente in coloro che mostrano, nella storia di vita, temi quali perfezionismo (l’adesione a canoni che consentono il controllo della co-percezione) e l’adesione a modelli estetici di magrezza (che permettono di veicolare quell’immagine positiva di sé che consente un ritorno positivo da parte dell’Alterità).

Il tema della confusione/demarcazione diviene cruciale: un eccesso di vicinanza o di distacco comporta una disidentitarietà dell’esperienza e una perdita del senso di sé. La psicopatologia, si manifesta allora in conseguenza di eventi esistenziali che innescano un’alterazione del senso di stabilità personale: l’allontanamento dell’Altro (ad esempio, una disconferma!) o la sua oppressiva, asfissiante presenza, comportano la necessità di trovare un nuovo punto di co-percezione, che corrisponde alla propria corporeità. Il corpo diventa l’unico polo su cui sintonizzarsi, sottraendosi dalla definizione altrui, e viene interpellato secondo modalità attivanti che sono determinate dalla scarsa familiarità viscerale solitamente percepita dalla persona (“abituata”, per così dire, a sentirsi tramite un polo esterno più che interno). La fame è il modo di fare a meno dell’Altro, dimostratosi fonte di co-percezione disconfermante, o opprimente, e la percezione di capacità, forza, orgoglio che è caratteristica della persona anoressica è la conseguenza di questa consapevolezza di “poter vivere senza”. Tale consapevolezza può essere constantemente confermata tramite il controllo del peso, parametro oggettivo di capacità (Liccione, 2019). La magrezza non è allora sinonimo di bellezza (da qui gli studi che confermano che la persona anoressica non sovrastima la propria attraenza, anzi, cfr. Jansen et al, 2006) ma di essere in controllo, autonomi, liberi dall’Altro.

Il percorso terapeutico con le persone affette da Anoressia Nervosa è caratterizzato da un elevato tasso di drop-out a causa dell’identitarietà della patologia: l’attribuzione di un valore positivo al sintomo non permette di configurarlo in termini di malattia. Qualsiasi intervento terapeutico esterno verrà percepito come intrusivo, minaccioso per il proprio senso di controllo su di Sé e sull’Altro. L’intervento in Psicoterapia Cognitivo-Neuropsicologica si basa sulla creazione di possibilità di esistere altrimenti attraverso la co-percezione su nuove e diverse forme di Alterità, più funzionali al benessere, che consentano una riapertura di Sé al mondo e la possibilità di ri-progettarsi nel futuro in modo autentico mantenendo un senso di stabilità personale.

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical Manual of Mental Disorders (Fifth Edition) DSM-5. Washington DC, American Psychiatric Publishing.
  • Arciero, G. & Bondolfi, G. (2012).  Sé, identità e stili di personalità. Torino, Bollati Boringhieri.
  • Jansen, A., Smeets, T., Martijn, C., & Nederkoorn. (2006). I see what you see: The lack of a self-serving body-image bias in eating disorders. British Journal of Clinical Psychology, 45 (1), 123–135.
  • Gutierrez, G. & Carrera, O. (2016). Anorexia nervosa and body-image disturbance. The Lancet, 3 (2) PE9-E10.
  • Liccione, D. (2019). Psicoterapia cognitiva neuropsicologica. Nuova edizione ampliata, rivista e aggiornata. Torino, Bollati Boringhieri
  • Ministero della Salute (2019). retrieved from: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3673 (last visited: 19/12/2019).
  • Probst, M, Vandereycken, W, Coppenolle, HV, Pieters, G (1998). Body size estimation in anorexia nervosa patients: the significance of overestimation. Journal of Psychosomatic Research44, 451–

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